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Vino: diVINO!

Postato da saperilocali 04/10/2018 0 Commenti Alimentazione,Alimenti,Benessere,Didattica,

il resveratrolo nel vino rosso

 

Vino: diVINO!

 

Grande protagonista dell’autunno è l’uva, un vero concentrato di proprietà nutritive e benefiche (Yang J et al, 2013; Tabeshpour J et al, 2018) e la preziosa bevanda che se ne ricava: il vino .

La coltivazione dell'uva, iniziata nel 6.000-4.000 a.C. in Mesopotamia, per i popoli dell'antichità aveva un valore profondo: cadenzava i cicli stagionali rappresentando il passaggio dall'estate all'autunno ed era simbolo di prosperità e buon augurio. Compariva spesso nella cultura popolare e nelle opere d'arte: per esempio, era al centro della celebre favola di Esopo “La volpe e l'uva”, e sia il frutto che la vendemmia erano spesso ritratto nei mosaici e negli affreschi romani.

L’uva è costituita in gran parte da acqua (70-80%) e zuccheri (15-18%) a seconda delle varietà, contiene poche proteine, pochissimi grassi, fibre, calcio, ferro, magnesio, fosforo, potassio, vitamine ed è molto salutare soprattutto perché ricca di sostanze polifenoliche, che contrastano l'invecchiamento cellulare (Das S et al, 2014; Singh CK et al, 2015; Rasines-Perea Z et al, 2017).

Infatti, sia nell’uva che nel vino si trova un componente molto importante per la salute: il resveratrolo (Latruffe N et al, 2013), un fenolo non flavonoide appartenete alla specie chimica degli stilbeni, contenuto nella buccia dell’acino d’uva come difesa da batteri o funghi. Il resveratrolo lo si può trovare anche in alimenti come frutti di bosco (mirtilli, more, ecc.), frutta secca (arachidi, pistacchi, ecc.), tè e cioccolato. Inoltre, esso è presente in alcune piante, di cui il Polygonum cuspidatum, o Japanese knotweed, o Caprifoglio giapponese, è la fonte elettiva arrivando a contenere, nelle sue radici, quantità anche 400 volte superiori a quelle dell’uva (Kurita S et al, 2014).

Per quanto riguarda il vino, l’apporto di resveratrolo varia a seconda della tipologia – il vino rosso ne contiene percentuali superiori rispetto a quello bianco– ma anche in base alle caratteristiche dei vigneti, tanto che quelli coltivati ad alta quota sembrano garantirne una presenza maggiore (Bavaresco L, 2003).

Sin dall’antichità sono note le azioni terapeutiche del vino. In autunno dopo la vendemmia c’era una festa dedicata alla dea Meditrina, dea guaritrice.  L’interesse in epoca moderna per gli effetti salutistici del vino inizia con il rilievo del cosiddetto “Paradosso Francese(Catalgol B et al, 2012).

In particolare, il resveratrolo è stato scoperto grazie alla ricerca riguardante il paradosso francese: la popolazione residente nella Francia meridionale, nonostante conducesse un’alimentazione simile a quella di alcuni Stati degli U.S. americani, era meno soggetta a malattie cardiovascolari. Dato che il popolo francese è un grande consumatore di vino rosso, si era ipotizzato che il vino avesse un’influenza diretta sulla prevenzione di tali patologie, ed è per questo che è stata condotta un’indagine scientifica sulla bevanda scoprendo così i benefici del resveratrolo.

Numerosi studi in vitro ed in vivo hanno dimostrato che gli effetti benefici del resveratrolo sono da ricercare nelle sue proprietà antiossidanti, antiaterogeniche, antinfiammatorie e antibatteriche (Akinwumi BC et al, 2018; de Sá Coutinho D et al, 2018).  

Grazie a tali proprietà, numerosi studi osservazionali indicano che oltre ai riconosciuti benefici a livello cardiovascolare, il consumo di alimenti ricchi di resveratrolo, e più in generale di polifenoli, abbiano effetti protettivi nel prevenire/contrastare: l’invecchiamento cellulare, l’ipertensione, l’insulino-resistenza, il diabete, l’obesità, aumento di ossidazione delle LDL (colesterolo cattivo, altamente aterogenico), Alzheimer e alcune forme tumorali (Marques BCAA et al, 2018; Zhang Y et al, 2016; Petrovski G et al, 2011; Bagul PK et al, 2015;  Kasiotis KM et al, 2013; Yang X et al, 2014; Kulashekar M et al, 2018; Akinwumi BC et al, 2018).

Per questi motivi sono in molti a suggerire che bere vino rosso faccia bene alla salute, dimenticando tuttavia di ricordare che questa bevanda – per quanto naturale – contiene alcol. Bere vino e avere benefici dipende dalle dosi, dosi eccessive nel tempo farebbero svanire l’effetto protettivo che risulterebbe addirittura negativo per fegato (epatiti cirrosi), stomaco (gastriti, ulcere) e pancreas (insufficienza pancreatica).

La soluzione è bere con moderazione (massimo, ¼ di litro – 250 ml - a pasto) che significa non solo bere la quantità di vino concessa ma anche di farlo in modo non ravvicinato tra una bevuta e un’altra; questo per permettere al nostro organismo di smaltire l’alcol assunto in precedenza (Artero A et al, 2015).

Un buon suggerimento è quello di mangiare l’uva tal quale o in forma di succo. Tuttavia, dato l’elevato apporto di zuccheri, glucosio e fruttosio – 60 calorie per 100 g di uva fresca, 260 calorie per l’uva sultanina – si consiglia, anche in questo caso, un uso moderato in presenza di diabete e obesità.

 

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Articolo a cura della Dott.ssa Natalia Di Pietro

PhD - Laboratory of Vascular and Stem Cell Biology

Department of Medicine and Aging Sciences - University “G. d’Annunzio”

Centro Scienze dell’Invecchiamento e Medicina Traslazionale, CeSI-MeT

 

Bibliografia

Tag: vino

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